La partita delle partite
Dopo quasi due anni di viaggi continui, circa duecento voli aerei e quaranta attraversamenti dell’Atlantico, finalmente arrivò la qualificazione alle Olimpiadi.
Ma non a Olimpiadi qualsiasi. Quelle del centenario, ad Atlanta.
Il villaggio olimpico era una città nella città. Un intero quartiere riservato agli atleti. Ricordo un’atmosfera quasi universitaria, dove ogni medaglia era come un esame superato.
Una sera entrai nella discoteca del villaggio olimpico e mi trovai davanti una scena incredibile: migliaia di atleti che ballavano con un’energia fisica impressionante. Provate a immaginare cosa significa vedere tremila atleti scatenarsi insieme.
Poi arrivò la partita.
Dall’altra parte della rete c’erano Karch Kiraly e Kent Steffes.
Kiraly era già una leggenda vivente: due medaglie d’oro olimpiche nella pallavolo indoor. Ad Atlanta voleva dimostrare che poteva vincere anche nel beach volley.
La loro prima partita olimpica sulla sabbia fu proprio contro di noi.
Campo centrale. Mondovisione. Diretta ESPN.
Tutto il mondo stava guardando quella partita.
Ricordo il frastuono del pubblico che riempiva lo stadio e, nello stesso tempo, il silenzio dei miei pensieri mentre guardavo i miei avversari dall’altra parte della rete.
In quel momento capii che i sogni che facevo da ragazzo si stavano realizzando davvero.
Nel modo più incredibile possibile.
Come solo il destino sa fare.